❝ Domina Ludi❞ di Mariangela Lovecchio




Di streghe, riti ancestrali e copioni teatrali.


Tremate, tremate… Le streghe son tornate!

Una celeberrima frase che strizza l’occhio non tanto al ritorno delle tre sorelle Sanderson[1], di disneyana memoria, quanto all’affascinante, macabro (e soprattutto consumistico, direi!) universo culturale -e non- che ruota attorno al famigerato Halloween: la “festa delle streghe”. A dire il vero l’immagine moderna delle streghe, con la concezione originaria di questa celebrazione, ovvero Samhain (oggi nota a tutti col nome, appunto, di Halloween) ha poco a che vedere. Siamo nel mese in cui, tra il 31 ottobre e il 1° novembre, da calendario pagano cade la ricorrenza del capodanno celtico; ebbene sì! Le radici di Halloween affondano nelle antiche tradizioni rurali anglosassoni per la festa di fine anno, in cui non solo si celebrava la fine di un ciclo naturale connesso all’arrivo dell’inverno, ma anche la credenza religiosa secondo la quale, in quella notte, gli spiriti dei morti potessero unirsi al mondo dei viventi e vagabondare sulla terra. Sostanzialmente, Samhain era questo: riti e sacrifici attorno al Fuoco Sacro per esorcizzare la paura della morte e del cambiamento; in fin dei conti, nulla di tanto eclatante rispetto a quello che facciamo il 31 di dicembre, ma sicuramente con molti meno botti inutili, incidenti vari, suicidi, liste con buoni propositi per il nuovo anno destinate a finire nel dimenticatoio, e chi più ne ha più ne metta. Tornando alle “streghe”, esse non erano che donne sagge, depositarie di una conoscenza antica relativa alla cura con erbe, unguenti e decotti, le quali durante i riti di Samhain (o delle altre celebrazioni pagane, come Beltane o Yule) solevano bruciare tutto ciò che era rimasto di inutilizzato: rami secchi, foglie, paglia ecc. come simbolo di purificazione e rigenerazione. Nel tempo, queste figlie della natura sono state demonizzate, assieme a tutto quello che le riguardava, e trasformate in qualcosa che corrispondesse di più all’immaginario collettivo generato dalla più nera superstizione, misto a misoginia e aura del “diverso”. La tristemente nota storia della caccia alle streghe, testimonia quanto ciò sia stato deleterio: con accuse artificiose, tribunali, torture e roghi, i figli di quella superstizione hanno mietuto milioni di vittime. Forse però, ciò che è meno noto sono le storie di quelle pochissime donne scampate ai loro boia: una di queste è narrata in “Domina Ludi”, edito da Antica Quercia Edizioni. Un adattamento per il teatro, liberamente ispirato ad un fatto di cronaca avvenuto nel 1485, ed agli scritti di C. G. Leland[2], in cui elementi fantasy si mescolano ad avvenimenti storici, in un processo che non ha precedenti. Per gli amanti del folklore (e non) un saggio breve sull’evoluzione della figura della strega alzerà il sipario su questa storia, accompagnando i lettori nel mondo della “Signora del buon gioco”.


Mariangela






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1. Il riferimento è alle tre streghe protagoniste del film Disney Hocus Pocus. 2. “Aradia o il vangelo delle streghe” di C. G. Leland.

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